Devon, il Divo

Eventi

Il nuovo freestyle per il movimento “Black lives matter”, la storia e i sogni nel cassetto del leggendario volteggiatore californiano

Lo fa con un video pubblicato sui social: anche Devon Maitozo sostiene il movimento “Black lives matter” in un nuovo freestyle in cui si esibisce a 44 anni, dopo 38 passati sulla groppa di un cavallo, il più delle volte a testa in giù. L’atleta californiano ha scritto, infatti, alcune delle pagine più importanti nella storia del volteggio internazionale, non solo per i risultati – oro individuale ai World Equestrian Games di Roma nel ’98 e a squadre ai Weg in Kentucky nel 2010 – ma per l’apporto artistico e coreografico che ha donato a questo sport. Oggi, sulla parole del discorso “I have a dream” di Martin Luther King Jr, torna a volteggiare davanti al suo pubblico virtuale e ci fa rivivere “il sogno americano”. 

https://www.youtube.com/watch?v=K8SOqTRmQ-A

Cosa ti spinge a continuare a volteggiare a cavallo?

Effettivamente è passato un po’ di tempo dall’ultima volta sotto i riflettori ma in realtà io non ho mai smesso. Sono sempre rimasto attivo come allenatore della mia associazione Free Artists Creative Equestrians (FACE), ma dietro le quinte ho sempre cercato di volteggiare e persino gareggiare ogni volta che poteva avere un senso farlo. Fa parte di me e mi piace la sensazione di muovermi in modo creativo su un cavallo. Monto i miei cavalli ogni giorno e anche quando non devo prepararmi per una gara, mi sforzo di mantenermi a un livello discreto. Quest’ultima performance é nata nel corso del lockdown, che mi ha permesso di avere un po’ di tempo da dedicare a me stesso. Ora mi sento sicuro sul mio cavallo Corentin (a.k.a. Boss), un cavallo che ho importato dalla Germania e ho preparato da solo, e adoro volteggiare con lui. Tutti si aspettano che prima o poi io smetta e forse solo un bravo psicologo potrebbe capire la ragione della mia motivazione, ma io non ho mai sentito il bisogno di fermarmi per “smettere al top della carriera” come molti altri atleti fanno. Negli anni ho cercato di evolvermi, puntando magari sul pas de deux o sulla squadra al fine di poter allungare la mia carriera agonistica, ma ora è quasi diventata una sfida con me stesso: allenarmi per restare in forma cercando però di continuare a dare a questo sport qualcosa di nuovo.

Qual è il messaggio della tua ultima performance?

Quando ho iniziato a comporre un freestyle per la stagione 2020, ero focalizzato su un tema più personale che ripercorreva il mio viaggio come atleta e artista. Poi però è successo che chiuso a casa durante il lockdown ho iniziato a mettere in discussione la decisione di avere un tema focalizzato solo sul mio percorso individuale, quando invece stavo assistendo alle vicende che tutto il nostro paese stava vivendo con il virus. Sentivo di aver bisogno di qualcosa di più significativo in questo momento storico. Poi, l’omicidio di George Floyd è stato la miccia che ha innescato una reazione generale in un paese che, provato, e ormai in preda alla rabbia, chiede un cambiamento. Lì ho capito che anche io ero chiamato a dire la mia. Avevo editato la musica “American Dream” per un libero nel 2009 ispirato dall’elezione di Barack Obama, il primo presidente afroamericano e usando le parole del discorso “I have a dream” di Martin Luther King Jr. Undici anni dopo quella musica era di nuovo attuale, così come il messaggio che trasmetteva: ”Alzarsi per fare ciò che è giusto”, ora più che mai. Se avevo davvero intenzione di alzarmi di nuovo per esibirmi su un cavallo, allora volevo esprimere questo ideale. È un gesto piccolo, ma simbolico per me.

Siamo nell’anno elettorale. Qual è l’atmosfera politica all’era del Covid-19 e di George Floyd?

Gli Stati Uniti d’America stanno vivendo un grande fermento e la più grande divisione a cui io abbia mai assistito. Le persone si rifiutano di restare passive di fronte alle ingiustizie razziali che ancora scuotono la quotidianità nel nostro paese. L’elezione di Obama è stato un momento simbolico nella storia degli Usa, ci ha mostrato cosa può davvero significare la parola “uguaglianza”. Purtroppo ha però anche rivelato quanto ancora siano profonde le radici del razzismo che affondano nel passato oscuro della nostra nazione. L’effetto di centinaia di anni di schiavitù e della segregazione di Jim Crow esistono ancora, nonostante l’uguaglianza formale, conquistata con il movimento per i diritti civili degli anni ’60 e ’70. L’elezione di Trump ha sicuramente dato nuovo vigore all’intolleranza razziale e agli istinti più triviali scatenati da una politica populistica forte di una visione militarizzata del potere, dando un forte contraccolpo a tutto ciò che c’era stato prima di lui. Ma io sono fiducioso, il movimento “Black lives matter” risuona in tutto il mondo. I tempi stanno cambiando. Come ha affermato Obama, “l’arco della storia si piega verso la giustizia” e penso fermamente che Trump non sarà rieletto e che Biden ricomincerà da dove Obama si era interrotto. Trump è la cosa peggiore che il nostro Paese abbia espresso, ma abbiamo anche persone fantastiche che trionferanno sempre sull’ignoranza e sull’odio. La nostra democrazia è imperfetta, ma una nuova corrente ci riporterà in un posto migliore, e il mondo vedrà che possiamo risorgere.

Come spieghi il ruolo che hai avuto nel volteggio rendendolo inscindibile dall’aspetto artistico e coreografico?

Sono molto onorato di essere visto come qualcuno che ha avuto un impatto su uno sport e una comunità a cui tengo così tanto. Qualsiasi contributo che ho potuto dare, è stato semplicemente il prodotto di ciò che mi ha ispirato. Credo che il valore dell’arte stia nella sua capacità di avere un impatto emotivo sul pubblico e, nel farlo, rifletta i tempi in cui l’arte viene espressa. Ammetto che ho sempre amato l’attenzione del pubblico. Ho imparato da mio padre musicista quanto sia importante l’impatto della musica sulle emozioni delle persone. Sin da ragazzo credevo nel potere della danza e di come essa sia l’espressione fisica della musica, per cui la piena soddisfazione è arrivata solo nel momento in cui sono riuscito a trasmettere qualcosa agli altri, proprio come ha fatto mio padre con me con il suo pianoforte.

Come ti sei evoluto negli anni in questo sport?

Con l’oro a squadre ai World Equestrian Games 2010 in Kentucky ho coronato la mia carriera sportiva, ma come già detto non mi sentivo assolutamente arrivato e pronto per ritirarmi, tanto che quattro anni dopo è stato fondamentale per me ripristinare i Face (Free Artists Creative Equestrians). Oggi vivo in California con mio figlio, la mia compagna e volteggiatrice Kalyn Noah e sua figlia, ma a causa dei famosi incendi ci siamo dovuti spostare molte volte con i cavalli. Ora viviamo in un bellissimo posto chiamato Southern California Equestrian Center, e poiché Boss è maturato sino ad arrivare ad un ottimo livello e abbiamo anche un cavallo finto meccanico, non mi limito ad insegnare e ho ricominciato ad allenarmi. Anche se i miei piani di competere a livello individuale in Svezia per quelli che sarebbero stati i miei tredicesimi campionati mondiali in questa stagione 2020 sono andati in fumo a causa del Covid-19, so che almeno non sono solo in tutto ciò. Ogni cosa negativa ha il suo risvolto positivo, in questo caso è stato per me, come per tanti, il fatto di trovarmi costretto a rallentare un po’: questo mi ha permesso di concentrarmi sul volteggio in modo più riflessivo e con minore pressione. Sebbene io da sempre renda di più sotto pressione, alla mia età è particolarmente utile prendersi il tempo necessario per consentire al corpo e al cavallo di armonizzarsi e farmi arrivare alle cose, anziché cercare di inseguirle.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Ho intenzione di continuare a competere come individuale ai prossimi campionati del mondo, di allenare e portare i miei allievi ai traguardi internazionali. Ma non solo… in quanto a progetti artistici vorrei portare avanti alcune idee cinematografiche, un corto e un lungometraggio che ho già elaborato e che attraverso una trama raccontino il volteggio nella sua forma più pura e potenzialmente stimolante. Infine, con tutte le foto e i filmati accumulati negli anni, vorrei montare un documentario su questo meraviglioso sport e, arricchendolo con interviste ed immagini, vorrei potesse diventare qualcosa di ispirazionale. Il mio desiderio è che il volteggio possa diventare molto più di uno sport: un simbolo di armonia non solo tra il genere umano e i cavalli, ma anche tra noi e gli altri, chi è diverso da noi. Questo sport è molto bianco. Potremmo esserne tutti arricchiti se riuscissimo a diffonderlo anche nei paesi più arretrati. La forza dei cavalli fa sempre crescere l’uomo. Ampliare l’accesso al volteggio per persone con background, colori e condizioni socioeconomiche  differenti ci potrebbe rendere migliori. E lo sport deve fare da collante. Infine, per il 2022 sogno di essere in campo per i campionati mondiali e festeggiare il 40° anno di carriera come volteggiatore. Sarebbe un bel modo di ritirarsi.

Chi è stato di ispirazione per te, nello sport e nella vita?

Sicuramente tante persone, ma tra queste non possono mancare Mathew Maitozo, mio padre che ho perso a 23 anni e a cui sarò sempre grato per avermi mostrato il potere dell’amore attraverso la musica; Michael Lehner, oro ai WEG del 1990, che mi ha inciso nell’anima il suo freestyle “Thriller” ai campionati del mondo nel 1992; poi Michael Barishnikov, per aver mostrato ciò che è possibile con il corpo umano come strumento di potere estetico, Stevie Wonder, per aver mostrato la vera visione attraverso la musica;  infine, mai come ora, Barack Obama e Martin Luther King, per avermi mostrato la strada giusta da percorrere.

PALMARES

1982: il debutto sportivo 

1990:  campione nazionale (19 volte in totale)

1996: bronzo campionati del mondo Kaposvar, Ungheria

1998: oro weg Roma, Italia

2000: bronzo mondiali Manheim, Germania

2002: bronzo weg, Jerez, Spagna

2006: argento weg, Aachen, Germania (squadra)

2008: bronzo mondiali Brno, Rep. Ceca (squadra)

2010: oro weg, Kentucky, USA (squadra)

2012: quarto posto ai mondiali, Le Mans, Francia (pas de deux)

2016: quinto posto ai mondiali Le Mans, Francia (squadra)

 

Sara Stopazzini

Ph: Devon Maitozo

Menu