Il 4 maggio si potrà montare in maneggio?

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Alla vigilia della fase 2, la Fise apre a oltre 30mila tesserati ma il DPCM parla solo di atleti di interesse nazionale. Cosa li definisce tali?

Da lunedì 4 maggio si può tornare in maneggio a montare il proprio cavallo sì o no? Questo è il dilemma. Il DPCM del 26 aprile consente di riprendere le sessioni di allenamento ai – soli – atleti definiti di interesse nazionale, siano essi professionisti o no, così come individuati dal Coni e dalle rispettive federazioni. La Fise, dal canto suo, abilita per tale data il rientro in sella per tutti coloro che sono in possesso di brevetto, primo e secondo grado. Il mondo dell’equitazione esulta e conta le ore che lo allontanano ancora dal giorno fatidico. Ma è davvero così?

Cerchiamo di capire se l’interpretazione fornita dalla Fise sia davvero in linea con quanto stabilito dal Governo: volendo ignorare l’incongruenza quasi semantica tra i due concetti di “atleti di interesse nazionale” che assume ci sia stata una selezione rispetto al “tutti coloro che sono in possesso delle suddette patenti”, in termini numerici la comunicazione federale dà il via libera a 30.326 atleti, in base ai dati dei tesserati 2019. In questo numero vi è sostanzialmente una buona fetta costituita dall’entry level delle autorizzazioni a montare in competizione, la maggior parte minorenni che saranno accompagnati da un genitore al circolo ippico. Giusto per capirci, per arrivare a individuare atleti di interesse nazionale bisognerebbe fondamentalmente selezionare in modo rigoroso esclusivamente tra i secondi gradi (e quindi, anche in questo caso, non tutti).

Più di trentamila atleti, è il numero stesso che consente di comprendere quanto la direzione del decreto si discosti da quella intrapresa dalla Fise che, di fatto, abilita il mondo dilettantistico alla ripresa e alla frequentazione dei centri ippici (chiusi per decreto e che prevedrebbero le sessioni di allenamento per quella suddetta categoria di atleti a porte chiuse), pur con tutte le precauzioni e normative del caso. Una posizione da parte della federazione al fianco e a sostegno del proprio settore, comprensibile, sostenibile in parte per lo stato di sofferenza che sta mettendo in ginocchio i centri ippici.

Forse è però davvero troppo presto e forzare la mano rischia di rivelarsi un boomerang: siamo nell’anticamera della fase 2 che sarà ancora più delicata e pericolosa del periodo che abbiamo appena trascorso, proprio perché finché eravamo tutti chiusi in casa il rischio era per forza di cose basso. Con la Lombardia capofila sia dell’emergenza Covid-19 sia per numero di centri ippici e tesserati, è eticamente accettabile chiudere gli occhi davanti al senso di responsabilità sociale per un bene, sì irrinunciabile, ma che fa sempre parte di una visione di settore? Se ogni settore proteggesse esclusivamente il proprio interesse, a che punto saremmo?

Inoltre la discrepanza d’intenti risulta ancora più evidente non fosse altro per la definizione che la stessa federazione, non più lontano dello scorso 26 novembre, forniva di “atleta di interesse nazionale” come atleta delle tre discipline equestri olimpiche impegnato nella partecipazione come componente della Squadra Nazionale (convocato presente nella sede di gara) ai Giochi Olimpici, oppure ai Campionati del Mondo, oppure ai Campionati Europei Seniores; partecipazione a titolo individuale, ai Giochi Olimpici, oppure ai Campionati del Mondo oppure ai Campionati Europei Seniores; medaglie (oro, argento o bronzo) ai Campionati Italiani Assoluti Seniores; medaglie (oro, argento o bronzo) ai Campionati Italiani Assoluti Giovanili (Y.R.-Jun-Ch-Pony). Si rimanda per spirito di sintesi alle specifiche per disciplina al documento federale.

Emerge inevitabilmente un’incongruenza di fondo scaturita senza dubbio dalla buona fede, dalla voglia di rimettersi in gioco e di sostenere l’ossatura equestre nazionale costituita dai piccoli e medi centri ippici, per assecondare e favorire un ritorno alla normalità di uno sport sano che si pratica all’aria aperta. Resta tuttavia il dubbio lecito, in attesa di un chiarimento, auspicando che, con la mano sulla coscienza, si risponda al quesito del 4 maggio con una capacità di visione globale, collettiva e sociale.

Barbara Leoni

 

Illustrazione Ernesto Anderle Roby il Pettirosso

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