Ritratto d’autunno: tutti matti per la caccia alla volpe

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E’ il nuovo must do per la stagione che ogni appassionato di equitazione e lifestyle non dovrebbe perdersi e… anche gli animalisti possono partecipare!

A funghi, a castagne o a cavallo. L’autunno è il periodo del connubio, non solo del fuoco scoppiettante davanti al camino e delle caldarroste tra le mani, ma anche della voglia di una gita fuoriporta, di parole e libri abbinati a un bel rosso o a stivali antipioggia. O di zoccoli che galoppano in campagna, magari in occasione di una caccia alla volpe.

La foschia del mattino nasconde le sagome di trenta cavalli ma si può distinguere  chiaramente il rumore, accompagnato da voci concitate. La caccia alla volpe è nel pieno del suo svolgimento ed è anche il nuovo must do di questa stagione che, a dire il vero, non si interrompe quasi mai, se non nel periodo estivo.
Se nella nostra cultura, moderna, animalista e ambientalista, la reazione del volgo comune è “ma povera volpe”, oggi in realtà di questo sport, del suo passato e del suo presente, si sa molto poco. Innanzitutto bisognerebbe ricordare che il prelievo venatorio è ormai vietato in molti Paesi, tra cui il Regno Unito, e quindi le volpi possono dormire sonni tranquilli perché oggi la cosiddetta caccia è in realtà simulata, dove in sostituzione dell’animale volpino viene impiegata  una “strusa” ovvero la traccia, un tampone di pagliericcio impregnato dell’urina di volpe. Detto questo, la caccia rimane nell’immaginario collettivo qualcosa di affascinante, che rimanda alle stampe inglesi, ai ritratti olio su tela, a un mondo compassato che sembra così lontano dai nostri giorni. Eppure le società di caccia sopravvivono, all’estero e in Italia, anzi sono più vivaci che mai nella loro missione di tramandare un evento sociale ma di spessore antropologico e storico-culturale che non tralascia affatto l’aspetto sportivo e ludico.
Così, le immagini che sembrano dipinte da secoli nell’iconografia della caccia alla volpe, prendono vita sui prati e nei boschi di antiche tenute, pubbliche o private, che per il weekend aprono le porte a questa disciplina.

Come si svolge la caccia alla volpe

A condurre il field, c’è il master, che oltre a saper guidare il gruppo deve conoscere benissimo il cerimoniale antico al quale la caccia moderna fa comunque fede.
Nata dall’esigenza di controllare la diffusione demografica di un animale considerato nocivo per i terreni coltivati e per l’ecosistema faunistico, la caccia alla volpe ha avuto origine nella contea di Norfolk, in Inghilterra, nel XVI secolo ed è ben presto diventata uno degli sport più praticati. Oggi, per come la conosciamo noi, viene denominata drag & trial hunting ed è un evento sociale ormai lontano dalle necessità che aveva un tempo ma, al tempo stesso, sarebbe un errore di leggerezza etichettarla come un divertissement fine a se stesso per snob nostalgici: si tratta, infatti, di un modo ancora autentico di vivere l’equitazione. La Masters of Foxhounds Association preferisce parlare di trial hunting, che simula in modo più realistico la caccia: “Nel trial si entra e si esce dal bosco – spiega il Master – il fondo cambia, i cani perdono la traccia, poi la ritrovano… si riproduce l’aspetto del selvatico nella macchia, se i salti ci sono bene, altrimenti pazienza”. Il drag hunting, diffuso maggiormente in Irlanda, è invece una sorta di cross country con i cani e i cavalli che galoppano affannosamente dietro la strusa, in una direzione predeterminata dai salti sul tracciato. Trattandosi di una simulazione è importante sapere dove andare, scegliere i terreni giusti per i cavalli e non recare danno alle colture, per questo bisogna disegnare il tracciato prima della caccia.

Il ruolo della muta

Elemento irrinunciabile per una caccia è la muta di cani, scelta nominativamente la sera prima dal master. I foxhounds hanno il compito di seguire la strusa che verrà trascinata da un cavaliere in sella, il drag master, che parte con ampio anticipo rispetto al gruppo, lungo il percorso di caccia.
La muta va sempre scelta a seconda del clima e dei territori. Le condizioni atmosferiche sono, infatti, funzionali ad un buon esito. Una bella giornata con il cielo terso garantisce sicuramente a cavalieri e cavalli delle belle galoppate ma per gli hounds il compito diventa più difficile: se c’è vento, però, il risultato non è assicurato. Infatti tutto dipende infatti dal scent, ovvero l’odore della strusa.
Il raduno mattiniero consiste nell’arrivo dei cavalli, nella toelettatura e preparazione e nella vestizione dei cavalieri: il dress-code è piuttosto preciso. I ruoli, infatti, sono diversi: dal master al joint master, dagli huntsman ai whips, al drag master: tutto il cerimoniale della caccia antica è stato salvato, escludendo ovviamente la caccia all’animale vero e proprio. Con il sistema del drag hunting si è riusciti a far sopravvivere l’aspetto sportivo ed anche quello venatorio, perché i cani credono di cacciare davvero, ma senza nessun impatto sulla fauna territoriale.
I foxhounds arrivano. Il master si rivolge a loro in inglese: sono addestrati e ascoltano la sua voce. Ora il field è completo, manca solo il “bicchiere della staffa”: nella caccia la scaramanzia ha un suo peso e un brindisi all’inglese di “buono sport” è il migliore augurio prima di montare in sella e prendere la via dei campi. Al suono del corno, tutti sono pronti: la partenza è concitata e il field si avvia ad andatura sostenuta.

Cos’è oggi la caccia alla volpe

Per come stanno le cose al giorno d’oggi, la caccia può essere un modo assolutamente sostenibile ed alternativo, antico e nuovo, per stare insieme, in campagna, in mezzo agli animali, in mezzo alla natura, specie fra le specie.
Un tempo, i cavalli erano preparati per due scopi, la caccia e la guerra e tutti gli sport equestri derivano da queste: il dressage era l’addestramento necessario per avere i cavalli nella mano e lo stesso concorso ippico era una giornata dedicata al commercio e alla valutazione dei cavalli per la caccia. Il cross country è l’evoluzione di quelli che erano gli ostacoli naturali che si trovavano in guerra e in caccia.
In caccia c’è tutto questo, c’è il cavallo nella mano, c’è il cavallo addestrato, c’è il salto, c’è il cross, c’è l’asperità del terreno, c’è l’ordine e la disciplina, c’è la quiete e c’è la corsa. E a proposito di corsa, le galoppate sono intervallate dai check, utili a radunare la muta e a far riprendere il fiato a cani, cavalli e cavalieri. Il check rappresenta la perdita della traccia: i cani non seguono la volpe con soluzione di continuità, perché la volpe ogni tanto fa perdere la traccia ed i cavalieri simulano questo tipo di circostanza. Allora si fa il cast: i cani si riuniscono e i cavalli devono rivolgere la testa verso di loro.

Ritorno al futuro

Naturalmente, anche qui non mancano le difficoltà “tecniche”: per molti cavalli scuderizzati non è automatico questo “ritorno alla natura” e la caccia è una delle terapie più efficaci per rilassare e divertire i cavalli da concorso sotto stress: galoppare in libertà, senza chiedere loro una prestazione agonistica, li rende più sereni e distesi. Lo spirito della caccia è allora quello del ritrovarsi, tra appassionati, in campagna: uno sport che diventa accessibile per molti con cavalli da passeggiata, adeguatamente allenati, o cavalli sportivi che hanno bisogno di un buon diversivo.
La caccia si conclude in modo piacevole con il kill, ultima fase della caccia, che consiste nel premio consegnato alla muta Uno sport, la caccia a cavallo, che fa della ritualità qualcosa di sacro, lontano dalla contingenza, ma al tempo stesso votata alla funzionalità. Perché a volte, in tutto questo correre per andare avanti, c’è bisogno anche di qualche valore che appartenga ai tempi “addietro”.

Sara Stopazzini

Immagine: John Emms, Caccia alla volpe

Ph: Barbara Leoni, Equestrian Illustrated

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